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OLIO PAESAGGI - OLIO RITRATTI - TECNICA MISTA - PASTELLO

Nato nel 1953, ha sempre vissuto a Milano. Sempre attirato dalla pittura, intesa come raffigurazione e interpretazione personale della realtà circostante. ha successivamernte anteposto per molti anni una attività economico professionale a quella prettamente artistica. Partito da autodidatta ha poi frequentato varie scuole di specializzazione di pittura, approfondendo le tecniche ad olio e acrilico,in particolare sotto la direzione del Maestro Felice Bossone e presso la scuola Paolo Borsa di Monza. Ha partecipato a varie collettive e concorsi suscitando molto interesse.

 

 


Personale presso l'oratorio gentilizio
di Villa Contarini dei Leoni di Mira (Venezia)
assieme alla pittrice Sandra Beorchia di Oriago
11 settembre 2005

I GIUDIZI DELLA CRITICA

"La pittura di Vincenzo Rappa è una fusione di colore stemperato sulla tela, di singolari e surreali atmosfere ed interiorità.
Essa non è elemento decorativo o mezzo per estraniarsi dalla realtà, ma assume per l’artista un valore sociologico e analitico, che egli propone senza clamore e senza frastuoni in modo che il pubblico possa assimilarlo direttamente e senza distrazioni.
Sebbene ogni singolo dipinto denoti capacità tecnica, al pittore non interessa il belletto o il capriccio pittorico, anzi il suo tratto si fa talvolta poco vibrante e il suo colore quasi bitonale, tanto da divenire scevri elementi narrativi.
Lo studio stesso dei temi pittorici è teso a far emergere gli stati d’animo dell’uomo che vive nel mondo moderno, e in particolare il malessere psichico che esso prova di fronte alle negatività odierne.
Si osservino ad esempio i dipinti “Porto di lavoro all’imbrunire” o “La veduta da un ufficio”, in cui il crudo realismo, sia del paesaggio sia degli elementi antropici, fa percepire subitaneamente all’osservatore le problematiche del lavoro odierno, tanto che il suo animo si pervade così di malinconia e tristezza per questa contingenza.
Tali sensazioni miste a paura si leggono sul volto di una bambina. Protagonista inconsapevole di un’altra sua opera, costretta a vivere il dramma della guerra. Anche nei soggetti in cui questa dimensione negativa non è presente o sembra celata, si traspira un’aria irreale, dove tutto appare sospeso, quasi bloccato, tanto da mettere in allerta chi guarda per un qualcosa di indecifrabile. In “Veduta di Manarola” è il metafisico colore a far trascendere l’immagine del paesino arroccato. Le stesse sue donne dipinte nelle più disparate situazioni, dalle ammiccanti pose e dai tratti chiaroscurali, nascondono dentro arcani, e forse terribili, segreti che solo scrutandole attentamente è possibile capire.
E’ palese quindi che per Rappa, il mondo contemporaneo assume la dimensione di simbolo, inteso come apertura di senso sul genere umano, e che racchiude dentro di sé verità e falsità, problemi e soluzioni, bene e male. Egli con la sua sensibilità e il suo pennello tenta, riuscendovi, di svelare questo rapporto uomo-mondo a noi, e darci la sua interpretazione su tali oggettività collettive."
Prof. Siro Perin
Critico d’arte


"Vincenzo Rappa, è artista poliedrico, capace di evocare sensazioni intimistiche quando tratta la figura femminile che, sfiorata dalla luce ne rivela la “fisicità”, mai volgare, o ne mette in evidenza la grazia con pochi tratti, rendendola evanescente nella sua linearità… Artista sensibile, coglie l’essenza della realtà quando tratta il paesaggio nello scorcio di un vicolo buio, come nel dettaglio di un tronco di betulle… La sua tecnica, affinata dalla lunga esperienza, gli consente di passare agevolmente dalla grafica alla pittura ad olio, dai pastelli agli acrilici per regalarci sempre nuove interpretazioni del reale mediato della sua originale visione d’artista."
Giuliana Arnaboldi
Prof. di storia dell’arte
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